Brexit 2017 cos’è e cosa significa? Conseguenze e risultati




Cos’è e cosa significa Brexit 2017?

Qual è il significato di Brexit? Di cosa si tratta? Con quest’ultimo termine si usa definire l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea mediante il referendum che si è svolto il 23 giugno 2016 con il seguente quesito referendario:

“Il Regno Unito deve continuare ad essere un membro dell’Unione Europea o lasciare l’Unione Europea?”

Origini: l’idea del referendum nasce durante la campagna elettorale delle elezioni politiche 2015 di David Cameron, quest’ultimo condizionato dalle forti pressioni dei parlamentari conservatori e dal partito dell’Ukip (United Kingdom Independence Party) guidato da Nigel Farage (altra figura di rilievo nella Brexit), promettendo al popolo sovrano un eventuale referendum sul Remain o il Leave dall’Europa in caso di vittoria politica. Le elezioni arrivano, David Cameron viene riconfermato Primo Ministro e come promesso indice la consultazione popolare per l’anno successivo, il 23 giugno 2016, cominciando, con grande sorpresa, una campagna per fare in modo che il Regno Unito non esca dall’Unione Europea.

L’atteggiamento dell’ex Primo Ministro inglese spiazza l’opinione pubblica che accusa il Governo britannico di non avere una posizione chiara sull’argomento.

Dal 15 aprile (giorno dell’apertura della campagna elettorale) al 23 giugno 2016 parte una propaganda molto forte che investe l’isola di Sua Maestà, l’Europa e un po’ tutto il mondo che incuriosito punta gli occhi sulla vicenda nel Vecchio Continente. Infatti i leader di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, India e Cina, appoggiato la corrente del Remain risultando, in alcuni casi, sorpresi per la situazione Brexit, secondo alcuni quotidiani vista di buon occhio solo dalla Russia di Putin.

Al fianco dei pro Remain ci sono stati, ovviamente, anche i leader europei di quel momento, da Angela Merkel, Francois Hollande e Matteo Renzi che hanno fin da subito evidenziando i vantaggi che ci sono nel far parte dell’Istituzione Europea, come lo spostamento delle merci da un paese all’altro, l’avere mano d’opera qualificata e il coordinamento delle politiche di sicurezza.

Il 23 giugno 2016 la popolazione della Gran Bretagna (quindi Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) vota per il Leave, ovvero per uscire dall’Unione Europea.

Il risultato del referendum spiazza tutti (perfino gli inglesi che hanno votato per l’uscita dell’EU sembrano sorpresi) e porta alle dimissioni di David Cameron con la veloce e diretta successione di Teresa May che, prese in mano le redini del Governo Inglese, dichiara “Brexit significa Brexit e sarà un successo”.

Definizione: quindi si può definire che con il termine Brexit s’indica l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Cosa significa Brexit in Italiano e in Inglese? Il termine è stato ripreso e coniato dalla precedente situazione greca, dove venne utilizzata la parola “Grexit” per definire il fenomeno della possibile uscita dall’Europa della Grecia.

Dopo la campagna elettorale di David Cameron la stampa ha cominciato a chiamare il referendum della Gran Bretagna con il termine “Brexit”, in un gioco di parole in cui “Bre” sta ad indicare “Britain” e “exit” letteralmente “uscita”, appunto “uscita britannica”.

 

Polls, risultati e sondaggi




È significativo parlare ed approfondire gli exit poll della Brexit ancora oggi, per capire come la popolazione della Gran Bretagna si sia divisa in questo contesto.

Infatti c’è da sapere che il referendum del 23 giugno 2016 è stato preceduto da una lunga campagna elettorale, nata nei confini nazionali inglesi e diffusa in tutto il Vecchio Continente per arrivare al globo intero.

Mentre le correnti politiche inglesi si confrontavano sul referendum, la stessa Europa ha cominciato a fare pressione affinché la Gran Bretagna non uscisse dall’UE. E non solo: lo stesso Barack Obama invitò l’isola a votare Remain durante la sua visita a Londra per la celebrazione dei novantanni della Regina.

C’è da dire che la maggior parte delle persone (ed anche delle istituzioni) non si aspettavano un risultato che viene definito “sbalorditivo”.

Si evidenziare che quando si parla di Gran Bretagna ci si riferisce all’Inghilterra, alla Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Tutti quest’ultimi paesi sono andati a votare con il risultato finale del Leave 51,9% e Remain 49,1%.

Così mentre il nuovo Governo guidato da Theresa May prepara l’uscita dell’Europa, si ritrova anche a fare i conti con i malcontenti degli altri paesi appartenenti alla Gran Bretagna, come la Scozia, dove il Primo Ministro Nicola Sturgeon minaccia di preparare un referendum per l’indipendenza e per rientrare in Europa (del quale ad oggi sono rimaste solo le sue parole).

Il referendum della Brexit, svincolato dal quorum, ha prodotto i seguenti risultati:

  • hanno votato il 72,11% degli elettori con risultato: Remain 49,1% – Remain 51,9%;
  • Inghilterra: Remain 48 – Leave 52%;
  • Scozia: Remain 62% – Leave 38%;
  • Irlanda del Nord: Remain 56% – Leave 44%;
  • Galles: Remain 48% – Leave 52%;
  • Londra: Remain 60% – Leave 40%.

Interessati anche i voti legati all’età della popolazione:

  • 18-24 anni: 75% Remain – 25% Leave;
  • 25-49 anni: 56% Remain – 44% Leave;
  • 50-64 anni: 44% Remain – 56% Leave;
  • 65+ anni: 39% Remain – 61% Leave.

 

Conseguenze in Europa e Gran Bretagna




Gli effetti della Brexit saranno diversi e non tarderanno ad arrivare. Le prime conseguenze sono state di natura economica, dalla svalutazione della sterlina rispetto alla moneta euro fino alle prime incertezze dei mercati internazionali verso quello della Gran Bretagna.

Nei prossimi mesi il lavoro che il Governo guidato da Theresa May farà determinerà tutti gli aspetti di questo nuovo futuro per l’Isola oltre la Manica, nonché per il futuro dell’Unione Europea stessa, che potrebbe essere stravolta da un effetto domino o cominciare a valutare gli aspetti che hanno creato negli ultimi anni l’euro scetticismo.

Gli accordi con cui la Gran Bretagna uscirà dall’UE influenzeranno l’economia della stessa Isola e dell’EU a livello macroeconomico ma anche microeconomico, portando delle ripercussioni (impossibile attualmente dire se negative o positive) verso i lavoratori europei che si trovano nel Regno Unito e verso i lavoratori inglesi che si trovano nel resto d’Europa. Già David Cameron aveva avanzato (con un precedente accordo europeo risalente al febbraio 2016) una limitazione del welfare per i lavoratori comunitari in Gran Bretagna, un punto che Theresa May riprenderà prossimamente in sede di Governo, senza più il vincolo dei trattai europei ma non obbligatoriamente a discapito della notevole quantità di manodopera europea nel Regno Unito.

Le conseguenze della Brexit hanno accentuato una spaccatura all’intero dell’intera isola, divisa tra il 51,9% della popolazione che ha voluto uscire dall’Europa e il 49,1% che invece voleva rimanere. Infatti i giorni successivi al referendum la città di Londra si è riempita di bandiere Europee che sono state esposte fuori dalle finestre delle case.

Scozia: ha votato all’interno dei suoi confini nazionali a favore del Remain assieme all’Irlanda del Nord e a Londra (realtà atipica nell’isola). La Scozia sembra già essere a lavoro per un nuovo referendum con il fine di prendere l’indipendenza dal Governo Inglese e rientrare in EU.

Inghilterra e Galles, invece, hanno votato per l’uscita.

 

Motivi: pro e contro della Brexit




Leave o Remain? Lo scontro che ha diviso in due l’intera Isola di sua Maestà si è creato sul “lasciare” o “rimanere”.

Ma che cosa vogliono i vote Leave? Questa corrente politica è stata portata avanti dai parlamentari conservatori, la maggioranza del partito dei Tory, con figure di rilievo come John Major, Boris Johnson e del partito dell’Ukip, guidato da Nigel Farage (attualmente ancora parlamentare europeo).

Quest’ultima corrente ha rappresentato l’euro scetticismo accusando l’Unione Europea di aver fissato imposte troppo alte alle imprese della Gran Bretagna, di aver imposto le sue regole, di aver favorito la forte immigrazione comunitaria (definita anche senza controllo) e di non aver tenuto conto della volontà popolare, che solo il 23 giugno 2016 ha espresso il suo parere sulla questione Europa.

Tuttavia i punti principali dei conservatori restano l’immigrazione comunitaria (che sicuramente subirà delle limitazioni) e l’economia del paese che, secondo i “leave”, senza la burocrazia europea riuscirà ad essere migliore di com’è ora.

Che cosa vogliono i Remain? Questa corrente è stata abbracciata in prima persona dall’ex Primo Ministro David Cameron subito dopo la sua elezione nel 2015. Ad esso si erano appoggiati il partito Laburista, la SNP (Scottish National Party) e i Lib Dem.

Al contrario dei Leave, i sostenitori del Remain evidenziano di come l’uscita dall’Europa sia un errore non solo economico ma anche politico. Effettivamente se si analizzano i dati, il 50% del commercio estero della Gran Bretagna è verso l’Europa. Ad esso si affianca la particolare situazione di Londra, città cosmopolita per eccellenza, che risulta molto legata a Bruxelles se non addirittura vincolata per via della sua situazione. Così, sulla base di quest’ultimi dati, la corrente dei Remain ha sottolineato di come sarà difficile muovere capitali e risorse umane con l’uscita dall’Europa.

Se per i fautori del Leave queste teorie sono infondate arrivano alcune grandi aziende ad appoggiare il Remain, come Rolls-Royce, storico marchio inglese, che ha invitato, durante la campagna elettorale, tutti i suoi dipendenti a votare per rimanere in Europa date le difficoltà che l’uscita potrebbe portare alla stessa azienda nonché ad altri privati.

Ma così come la popolazione, anche le imprese della Gran Bretagna sono state, e lo sono tuttora, divise sulla questione.

Per quanto riguarda il popolo, le persone che hanno sostenuto i Remain lo hanno fatto principalmente perché si sentono Europee, perché vedono l’Europa come garante dell’attuale benessere economico-sociale e perché temono conseguenze negative per l’Isola dopo il Leave.

Al contrario, gli elettori legati ai conservatori, ovvero i pro Brexit, sono stati spinti a votare per l’uscita dall’Europa affinché l’economia della Gran Bretagna ne possa giovare ed anche perché preoccupati per la forte immigrazione comunitaria degli ultimi anni.

 

In quanto tempo la Gran Bretagna uscirà dall’Europa?




Quali sono le tempistiche della Brexit? I tempi con cui la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europa non sono tutt’oggi certi ma si stima un lasso di tempo che varierà tra un anno e due.

Dopo il referendum molti esponenti politici dell’Europa hanno invitato la Gran Bretagna ad accelerare i tempi di uscita e l’attuale Primo Ministro Theresa May sembra averne tutte le intenzioni.

In quest’ultimo lasso di tempo verranno definiti tutti gli accordi economici e legati all’immigrazione. Fino a quando la Gran Bretagna non avrà definito questi accordi continuerà a fare parte dell’Unione Europea, ad essere soggetta ai suoi trattai ma a non poter più partecipare ai processi decisionali.

All’ultimo congresso del suo partito, il 2 ottobre scorso, Theresa May ha evidenziato che entro e non oltre marzo prossimo la Gran Bretagna sarà fuori dell’Europa.

Che cos’è l’articolo 50 del Trattato di Lisbona? Si tratta di un articolo composto da 250 parole e cinque paragrafi che regola l’uscita volontaria di un paese dall’Unione Europea sulla base delle proprie norme costituzionali. Sempre secondo il presente articolo, il paese che decide di abbandonare l’UE (in questo caso la Gran Bretagna) deve avvertire il Consiglio Europeo della presente situazione contrattando un accordo che regoli i rapporti futuri tra il paese uscente e l’Unione Europea.

Una volta che un paese si avvale dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona ha due anni di tempo per discutere questi termini; tuttavia quest’ultimo lasso di tempo può essere esteso.

Per approvare l’accordo d’uscita di un paese dell’Unione Europea (ovvero le regole che regolamenteranno i futuri rapporti) ci vuole la maggioranza del Parlamento Europeo e degli stati membri.

La Gran Bretagna può rientrare in Europa? Una volta che l’Isola oltre la manica sarà fuori dall’UE potrà in qualsiasi momento richiedere il rientro dovendo, come previsto dai trattati europei, ripetere tutta la procedura per l’annessione.

 

Il punto della situazione sulla Brexit: rischi ed effetti

Indipendentemente dai “Vote Leave” o “Britain Stronger in Europe” ormai il popolo sovrano del Regno Unito ha deciso di lasciare l’Unione Europea.

Apprese tutte le notizie chiave di questa faccenda non rimane che vedere quali saranno gli sviluppi degli accordi che il Governo Inglese prenderà con Bruxelles nei prossimi mesi per definire l’uscita.

Sicuramente ci saranno dei notevoli cambiamenti di natura economica che sono ancora difficili da capire, la Gran Bretagna potrebbe realmente rafforzare la sua economia o magari perdere notevoli capitali, così come evidenziato dal Financial Times sulla Brexit quando ha dichiarato che David Cameron e il suo Governo non hanno fatto realmente i conti con il fenomeno Brexit.

Sicuramente ci saranno anche delle conseguenze per tutti i lavoratori comunitari che sono a Londra ed in generale nel Regno Unito ma non c’è da allarmarsi: la manodopera comunitaria è così diffusa in tutta l’Isola oltre la Manica che sarebbe catastrofico pensare di rimpatriare tutti gli europei che oggi si trovano nel suolo della Regina, così come offrire ad essi delle condizioni lavorative sgradevoli che potrebbero creare un “leave” da parte dei lavoratori comunitari. Del resto è stata proprio la stessa Theresa May ad assicurare che chi si trova attualmente nel suolo di Sua Maestà potrà rimanere, così come chi deciderà di andarci durante la procedura dell’uscita dell’Europa, purché, ha sottolineato il Primo Ministro inglese, non ci siano dei picchi elevati d’immigrazione.

Sono due le curiosità che emergono da questo scenario. La prima che la Gran Bretagna è stata sempre considerata cosmopolita, aperta al mondo e alle sue persone. Il fenomeno Brexit ha molto smontato questo mito (Londra inclusa, anche se rimane una realtà a parte rispetto al resto della nazione).

La seconda curiosità è stata la poca informazione che la popolazione sembra avere sulla questione del passato referendum e sull’Europa in generale. La stampa estera, e poi di tutto il mondo, ha evidenziato il bizzarro caso di Cos’è la Brexit 2016 e l’UE?, una ricerca che ha raggiunto i picchi su Google dopo il risultato del referendum, un’indagine che in gran parte è arrivata dal Regno Unito e che tende ad evidenziare la scarsa informazione che ci sia sul Leave e Remain nonché sulla stessa Europa, una situazione che sicuramente ha giocato a favore dei partiti euro scettici.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea crea il precedente dato che nessun paese fino ad oggi aveva mai optato per una scelta così drastica. Sicuramente un risultato positivo economico per il Regno Unito potrebbe alimentare i paesi euro scettici, così come questo risultato potrebbe anche mettere a lavoro gli attuali 27 leader dell’UE affinché le politiche della stessa istituzione cambino riuscendo ad eliminare lo scetticismo che negli ultimi anni si è divulgato soprattutto per via della crisi economica.

Marco Valeri

Mi chiamo Marco Valeri, sono nato a Roma e attualmente vivo a Londra, città che mi ha cambiato la vita.

Divoro libri, amo scrivere e non mi stanco mai di conoscere cose nuove, soprattutto legate alla comunicazione, alla crescita personale e allo sviluppo del web.

Ho fatto praticamente ogni tipo di lavoro per mantenermi e questo mi ha permesso di capire che l’età non è mai un limite per essere ciò che vuoi essere.

“La disciplina è libertà” è quel concetto che provo a mettere in pratica ogni giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: