Da cittadino UE a Londra ad immigrato italiano: gli effetti reali della Brexit





Dopo la Brexit mi sono ritrovato più volte a parlare su questo blog di quali sono stati, e di quali sono, gli effetti pratici dell’uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Quali documenti servono per vivere in Inghilterra, cosa fare per andare a Londra, sono solo alcuni dei temi di cui ho scritto in questo blog, per non parlare di tutte le domande che mi sono arrivate.

Ma quali sono gli effetti morali e psicologici della Brexit?

Quali sono le emozioni degli italiani che lavorano nel Regno Unito? Un paese che dal giorno alla notte ha fatto sentire tanti di noi degli ospiti indesiderati.

Vi racconto nelle righe che seguono la mia personale esperienza, di lavoratore a Londra che ha vissuto la campagna elettorale della Brexit, il giorno del referendum e i mesi che sono venuti dopo (forse i peggiori), quelli delle trattative tra il Governo Inglese e l’Unione Europea.

 

Vivere a Londra dopo la Brexit?




La scorsa estate mi sono fatto una settimana di ferie a Berlino con la mia ragazza e una a Roma dalla mia famiglia.

Alla fine delle mie vacanze sono partito da Roma Fiumicino per raggiungere l’aeroporto di London Heathrow.

Il volo Alitalia non era troppo pieno ed è stato comodo: nella prima parte del viaggio mi sono addormentato ascoltando Vasco e nella secondo mi sono distratto leggendo.

 

Immigrato indesiderato o cittadino comunitario?




Arrivato a Londra ho cominciato ad avere una strana sensazione.

Ero in fila ai controlli di sicurezza e non potevo che pensare all’uscita del Regno Unito dall’Europa.

Sarà stata la scritta “border”, sarà stato quel fiume di persone a cui venivano controllati i documenti.

Pensavo a questa situazione.

Un paese spaccato se si vedono i risultati del referendum, ma comunque un paese che ha aderito alle politiche contro gli “immigrati europei”, quelli che “rubano il lavoro”, quelli che ormai “sono troppi”, quelli che “tornassero a casa loro”, quelli che per tutta la campagna elettorale sembravano il principale problema dell’isola di Sua Maestà.

Da immigrato europeo mi sarebbe piaciuto anche sentire che siamo quelli che si danno sempre da fare, che studiano inglese mentre fanno turni di lavoro davvero lunghi (chi vive a Londra lo sa bene), che spesso e volentieri ci accontentiamo di dividere case vecchie e costose con 3 o 4 connazionali (se non di più) gestite, purtroppo spesso, da inefficienti landlord.

Sapete che negli ultimi anni la forza lavoro proveniente dall’Europa ha fatto crescere il PIL dell’Inghilterra? Chi parla di Brexit evidentemente no.

Immigrato indesiderato è come mi sono sentito all’aeroporto quel giorno quando gentilmente mi sono rivolto al poliziotto di frontiera e quello nemmeno mi ha salutato. Sarà stata anche la giornata sbagliata dato che spesso incontro persone sorridenti, ma quel giorno, per la prima volta, avevo la percezione di essere in un paese che non mi voleva più.

E a quanto pare non ero e non sono l’unico dato che tanti di noi hanno la valigia pronta o se ne sono già andati.

 

Cittadini di serie A e di serie B: ecco il vero risultato della Brexit

La mia mente ha cominciato a fare luce su alcune questioni che fino ad allora non volevo ammettere a me stesso.

Ma come Theresa May, dopo tutta la fatica che ho fatto in questi tre anni vai a trattare con l’Unione Europea dicendo che chi vive qui da meno di cinque anni potrebbe dover tornare a casa? Ma lo sai quanto mi è costato tutto questo?

Ma lo sai quanti pianti, energie e soldi ho speso per arrivare fino a qui. 

Ma come popolo inglese, ho sempre parlato bene di voi, in Italia, alla mia famiglia, sul mio blog, e ora parlate di un costo diverso per chi studia in Inghilterra, una tariffa maggiore per chi è cittadino europeo e una contenuta per chi è cittadino del Regno Unito?

Io pago le tasse come voi nel vostro paese e dovrei accedere a servizi pubblici e privati con tariffa doppia?

Voi i cittadini di serie A e noi i cittadini di serie B?

Seriously?!

Ospite indesiderato o forza lavoro?

 

Prima la Brexit ha impoverito a livello umano, poi sul piano economico




Quando mi capita di leggere che tanti fautori della Brexit hanno seguito una campagna elettorale priva di dati oggettivi e che il giorno dopo il referendum sono andati a cercare su Google “cos’è l’Unione Europea” non mi sorprende che le stesse persone oggi non capiscano perché tanti prodotti di importazione sono aumentati.

Forse state cercando anche quello su Google in questo momento.

Ricordo ancora quando sono stati annunciati a risultati della Brexit: diversi uomini in giacca e cravatta, che si spacciavano per esperti economici, esultavano dagli alti palazzi di Liverpool Street.

“Ci riprendiamo il nostro territorio” dicevano.

“La Brexit ci conviene a livello economico” aggiungevano.

Io di economia non ci capisco molto, ho fatto ragioneria alle superiori e un’esame all’università di Principi di Economia. Tuttavia dopo un anno dal referendum sulla Brexit nessuno esulta più, la sterlina si è svalutata a tal punto che vale quanto l’euro e a Londra i prodotti continuano ad aumentare: l’olio d’oliva, made in Italy e il made in UE in generale.

Colpa della sterlina che si è svalutata?

Colpa del fatto che la maggior parte dei prodotti importanti arrivano dall’Europa?

Colpa del fatto che hai mercati non è piaciuta la vostra chiusura?

Io non sono un esperto di economia e non so rispondere, ma a quanto pare non lo era nemmeno chi esultava il giorno del referendum.

Prima della Brexit, quando andavo a Roma a trovare la mia famiglia, mi capitava di prelevare 100 euro con la carta inglese e di vedermi addebitato un importo di 70 sterline.

Ora, quando prelevo 100 euro, di sterline me ne addebitano circa 98.

Ma su Facebook vedo ancora che chi vuole l’Europa divisa nega questa svalutazione con notizie false.

 

Conclusione: ha ancora senso vivere e trasferirsi nel Regno Unito?

Se qualche fautore della Brexit sta pensando “fai sempre in tempo ad andartene” deve sapere che lo sto valutando per motivi legati agli sviluppi del mio lavoro e non per le politiche contro l’Unione Europea che per il momento non vi hanno portato da nessuna parte.

Ho imparato a non essere vittima degli eventi, e se un giorno dovrò fare le valigie per forza continuerò la mia esperienza all’estero altrove ringraziando tutte le piacevoli persone che ho incontrato a Londra.

Nonostante la spiacevole vicenda della Brexit in questi tre anni in UK sono riuscito a fare una bellissima esperienza di vita e lavorativa, un lasso di tempo che mi ha fatto crescere molto.

Ho conosciuto anche tanti inglesi che amano il loro paese aperto, multiculturale. Ho avuto modo di notare l’imbarazzo del mio ex manager inglese Alexi nel parlare della Brexit, una politica che definisce “really crazy”.

Così come lui ci sono tante persone con cui è bello trascorrere il tempo a lavoro, in un pub a Londra e più in generale nel Regno Unito.

Tante altre manifestazioni si sono dimostrate solidali per i cittadini europei, come la campagna del sindaco di Londra, Sadiq Khan, “Londra è aperta”, una serie di manifesti che trovi ovunque in città.

Quel giorno, mentre tornavo a casa, aspettavo alla stazione di Cannot Street il mio treno ed era curioso vedere il manifesto del Primo Cittadino #LondonIsOpen e affianco un display che riportava le notizie del giorno, tra cui “Theresa May’s Brexit focus”.

Se state pensando di fare un’esperienza di vita in questo paese ve la consiglio ancora vivamente, l’importante oggi come oggi è partite informati sugli sviluppi della Brexit e non farsi influenzare da chi vuole alzare muri e rendere il mondo un posto chiuso, anche se alle volte è difficile.

Se avete bisogno di informazioni pratiche ci aggiorniamo qui.

Marco Valeri

Mi chiamo Marco Valeri, sono nato a Roma e attualmente vivo a Londra, città che mi ha cambiato la vita.

Divoro libri, amo scrivere e non mi stanco mai di conoscere cose nuove, soprattutto legate alla comunicazione, alla crescita personale e allo sviluppo del web.

Ho fatto praticamente ogni tipo di lavoro per mantenermi e questo mi ha permesso di capire che l’età non è mai un limite per essere ciò che vuoi essere.

“La disciplina è libertà” è quel concetto che provo a mettere in pratica ogni giorno.

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